L'ECO del Serrasanta

 

N.18 - 17 settembre 2000

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Costacciaro


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Le undici torri e le quattro porte

 

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Le undici torri

COSTACCIARO

Le quattro porte

di Euro Puletti


10leq.jpg (4633 byte)Quattro erano le porte che si aprivano nel circuito delle mura di Costacciaro: due, rispettivamente, nei lati nord e sud (schematicamente riportate nella carta della diocesi di Gubbio, commissionata dal vescovo Mariano Savelli al chierico e cartografo Ubaldo Georgii, nella seconda metà del secolo XVI), ed altrettante nel fianco occidentale della fortificazione, che era significativamente preceduta da un’area di prima recinzione e difesa, denominata, ancor oggi, La Chiusura (latino clausura[m]). In antico italiano, il termine chiusura assumeva, spesso, anche l’ormai desueto significato di ‘recinto, muro di cinta’. Non è escluso, tuttavia, che con il nome locale di Chiusura gli antichi Costacciaroli volessero alludere ad un ormai scomparso fossato, scavato attorno al castello, e, forse, ricordato dal toponimo attuale Il Riàccio, vale a dire ‘il cattivo fossato’.

Porta dell’Orologio. Era la principale della cinta muraria del Castrum Collistacciarii, che dava accesso al lato del castello che "guardava dall’alto" la vicina e nemica Sigillo, la quale, in mano ai Perugini, costituì una perenne "spina nel fianco" del territorio della munita città di Gubbio. Appare interessante notare come nella muratura del lato interno del manufatto, costituita da pietra essenzialmente calcarea, siano stati inseriti, con una qualche regolarità, conci di arenaria.

Porta del Trióne o del rivellino. Il più basso ed esposto fra gli ingressi della cinta muraria, aprentesi lungo l’antica via di Gubbio, fu, come detto, dapprima difeso da un torrione quadrilatero due-trecentesco, da cui il nome popolare di Trióne, vale a dire ‘torrione’ (simile a quello, di Torróne, con cui si identificava popolarmente La Torre dell’Olmo), attribuito, da secoli, al rivellino, poi reso quasi inespugnabile, a partire dall’anno 1477, dal geniale architetto militare del duca Federico da Montefeltro, Francesco di Giorgio Martini da Siena, attraverso una singolare architettura a "pianta spezzata". Recenti restauri, hanno rimesso in luce taluni contrafforti di pietra calcarea sovrapposta a malta, con archi verso l’esterno, a formare una successione di nicchie semicircolari, interpretate come altrettante postazioni per archibugieri. La porta (che doveva parzialmente aprirsi sull’attuale Via del Fosso e di cui si possono ancora notare gli esigui ed ammorsati resti sul fianco meridionale) sembra assente anche dalle antiche cartografie, mentre il rivellino si può tuttora schematicamente osservare rappresentato sul disegno di Costacciaro, contenuto nella carta della Diocesi di Gubbio del Giorgi (sec. XVI). Il perimetro esterno dell’attuale rivellino fu, piuttosto maldestramente, eseguito con pietra calcarea di Cagli a mascherare l’originaria muratura. Su un tratto di raccordo tra le mura castellane ed il rivellino si vede tuttora occhieggiare una postièrla.

Porta cosiddetta di Guerrino Gambucci (secc. XIII-XIV). Già allo stato di rudere, fu demolita circa mezzo secolo fa. In una foto del 1933, si vede come fosse alta attorno ai sei metri e presentasse un’apertura quadrangolare sul lato meridionale, forse interpretabile quale accesso al camminamento di ronda delle mura, che, in questo settore meridionale, apparivano, almeno sino al rivellino, ancora ben conservate. In questa stessa epoca, le mura risultavano largamente conservate, benché invase da arbusti ed erbe, anche lungo il fianco meridionale del colle di Costacciaro, almeno a partire dalla torre dell’Orologio e procedendo verso occidente. All’inizio del Novecento, sui muri della porta si erano già insediati numerosi arbusti, che contribuirono ad accelerarne il progressivo disfacimento.

Porta del Monumento o di S. Lorenzo (a due archi, secc. XIII-XIV). Ancora presente alla fine dell’Ottocento, o ai primi del Novecento, fu abbattuta, perché l’angustia degli archi non permetteva il passaggio di grossi carri. Il manufatto è chiaramente indicato, seppure in maniera schematica, in una carta della Biblioteca Apostolica Vaticana (Codice Barberino Latino 4434, f. 63 r.), databile al secolo XVIII. Accanto alla porta, si vede la cosiddetta "Torre di Fedele Galli" (con orientazione assai fedele all’originale), e, più ad oriente, altre due torri, o bastioni, non meglio identificabili. Ben rappresentato il tratto settentrionale della cinta muraria.

 

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