L'ECO del Serrasanta

 

N.16/17 - 3 settembre 2000

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Costacciaro


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06-08-2000

Le undici torri e le quattro porte

 

Le undici torri

di Euro Puletti


14leundici.jpg (8338 byte)A Costacciaro, procedendo da sud a nord, si incontravano undici torri (cinque delle quali costruite, tra la metà del Duecento e la fine del Trecento, ad opera degli Eugubini, e, le sei restanti, dal 1396, agli albori del secolo XVI, dai conti, e, poi, duchi di Montefeltro):

  1. Torre cosiddetta di Alfredo Paciotti, del Cancél del Sasso o del Cancél de Sasso quadrangolare asimmetrica, in filoncini di pietra calcarea, secc. XIV-XV), mutila. Volta a volta, identificata, ma erroneamente, con una ferriera o con un posto di dogana, è costituita da pietra calcarea e presenta alcune aperture, fra cui, le meglio conservate (una grande finestra, rimaneggiata in epoche successive all’innalzamento del manufatto, e il portone d’ingresso, con una vecchia e bella porta di legno) si aprono nel lato meridionale (significativo è il portale d’accesso, con arco a tutto sesto, ancora pressoché integro che immette in un ambiente a volta di notevole interesse storico ed architettonico). Dal fianco sudorientale sinistro occhieggiano, una sovrapposta all’altra e rimaneggiate, due piccole finestre rettangolari, una in alto e l’altra a livello del piano di calpestio. Tra di esse sono allineate, con disposizione orizzontale, tre bocchette da colombi. Significativi, nello spessore del muro del fianco orientale della torre, appaiono due grandi blocchi di conglomerato, visibilmente inglobati nella muratura. Il tetto attuale, a doppio spiovente simmetrico, con copertura a coppi, è aggiunta postuma. E’stata oggetto di recentissimi quanto encomiabili restauri conservativi.

  2. Torre dei Martella della Fossa, del Calcinaro, o, più semplicemente, "La Torre" (nome proprio del manufatto, che rappresenta una torre a pianta imperfettamente circolare, forse attribuibile al secolo XV). Mutila, ed "appoggiata" ad una casa, presenta oggi solo due aperture principali, sul lato nordoccidentale, mentre, in una foto d’inizio secolo, essa mostrava anche una finestrella nel fianco occidentale. L’attuale copertura è costituita da un tetto obliquo a coppi, mentre le pareti esterne sono ricoperte d’intonaco bianco, che maschera i filoncini di pietra calcarea, usati per erigerla. La posizione della torre, a controllo della Via Flaminia (che, nel Medioevo, costeggiava il manufatto) e delle strade montane del Sasso e di Via Roscia, dovette rivelarsi davvero strategica.

  3. Torre e Porta dell’Orologio (secc. XIII-XIV. Torre quadrilatera di 10 m circa d’altezza). Pressoché intatta, manca, tuttavia, della presumibile, originaria merlatura guelfa (ancora, però, leggibile, al di sotto del recente tetto a doppio spiovente, con copertura a coppi). Interessante la feritoia da balestra nel lato meridionale. Nella parte alta di questo lato, si intravede tuttora, piuttosto corrosa dal tempo, una doppia fila parallela di mensole in pietra arenaria, sulle quali doveva poggiare qualche elemento architettonico non pervenuto, ma, probabilmente, confrontabile con quello presente, fino all’inizio del Novecento, sulla cosiddetta "torre di Fedele Galli", di cui si dirà tra poco. Sul lato settentrionale s’apriva, oggi tamponata e sovrastante l’orologio, una grande apertura arcuata, di stile gotico (con una sottostante finestra di probabile epoca rinascimentale), forse interpretabile come "arco di scarico". Sulla stessa parte interna, in alto e a destra di chi guarda, è collocato un bassorilievo antropomorfo altomedioevale (prof. Pietro Scarpellini, in verbis, 1999), elemento scultoreo di risulta d’un qualche precedente manufatto architettonico, riferibile allo storicamente oscuro castello di Costacciaro, in epoca antecedente al Mille. Nella parte interna dell’arco a tutto sesto della porta (ed in corrispondenza di quello principale, in cui è accennata una forma a sesto acuto) sono tuttora presenti i fori nella pietra, nei quali si incardinava la principale porta lignea del Castrum Collistacciarii; taluno crede che le porte lignee della torre fossero due, una esterna ed innalzabile a mo’ di ponte levatoio ed una interna, incardinata al muro e serrata, durante il periodo del "coprifuoco" o "dell’Avemaria" da un poderoso catenaccio.

  4. Trióne, o torrione (secc. XIII-XIV). Torre quadrilatera a protezione della più bassa ed esposta porta del circuito murario costacciarolo. Di esso restano soltanto alcuni rari vestigi, occultati dalla successiva costruzione del rivellino (o, anticamente, revellino) e da un suo più recente ed improvvido restauro, sul cui fianco si possono ancora notare gli esigui ed ammorsati resti della porta urbica, che doveva aprirsi, almeno in parte, sull’attuale Via del Fosso (tale toponimo potrebbe alludere al fossato che doveva anticamente contornare il castello). La tradizione popolare di Costacciaro vuole che, durante la guerra tra Gubbio e Perugia della fine del Trecento, fanti costacciaroli esplodessero, da una sorta di bombarda di legno di sambuco, o di fico (con esiti per loro disastrosi), un gran colpo in direzione della perugina Sigillo.

  5. Torre cosiddetta di Nazareno Vergari o del Piedicolle (sec. XV). Mutila, oggi coronata, al vertice, da una copertura a doppio spiovente simmetrico e ricoperto da coppi. Prima torre di guardia, sorgente sul lato occidentale del Castrum Collistacciarii, con ampia veduta sulla campagna, è interessante per il grande blocco di conglomerato, elemento costruttivo di spoglio, presente nel superstite lato orientale. Lo spigolo destro della porzione occidentale del manufatto mostra, invece, belle pietre angolari di natura travertinoide o conglomeratica.

  6. Rocca, o torrione del càssero o delle Grotte (inizi sec. XV). Della più imponente e munita (insieme al rivellino), fortificazione di Costacciaro, da dove, nei secoli XV e XVI, a mezzo di bombarde, erano sparate grandi palle di pietra calcarea, estratta dalle antichissime cave della Fossa Secca (popolarmente detto "travertino de la Fossa"), non restano che esigue tracce, riferibili alle fondamenta, presenti nella zona ove ora è il Bottino. Sorgente sull’arce, ovverosia sulla parte più elevata del Castrum, il càssero difendeva il lato orientale del castello. A riprova dell’importanza strategica di questo luogo, con il quale, per qualche tempo, si identificò, addirittura, l’intero castello costacciarolo, vi è il fatto che i capitani di Costacciaro, a partire dal 1410, furono significativamente denominati "rocchegiani" o "castellani del càssero".

  7. Torre della Roccaccia (secc. XIII-XIV).Quadrangolare di pietra calcarea, con contrafforte sul lato nordoccidentale, ora coperta con tetto a doppio spiovente dissimmetrico. Pressoché intatta, manca, però, della originaria merlatura. Il nome Roccaccia indica il fatto che, quando esso fu attribuito al manufatto, questo doveva già essere parzialmente in rovina. La torre, di recente completamente restaurata, presenta una feritoia, a circa metà altezza del lato occidentale, due sul lato meridionale, ed una probabile apertura d’accesso (postièrla) al camminamento di ronda delle mura, sul fianco meridionale (ora trasformata in porta d’ingresso), oltreché una piccola finestra rettangolare, successivamente adattata a "bocchetta per colombi", quasi al vertice del lato occidentale. Altezza stimata visivamente: m 10. In una foto, riferibile agli inizi del XIX secolo, si può osservare un’apertura quadrangolare che si apriva sul margine basale sinistro del lato occidentale. La torre è idealmente rappresentata, in forma circolare, nella carta della Diocesi di Gubbio del Giorgi (sec. XVI).

  8. Torre del Monumento o di S. Lorenzo, in fondo a Corso Mazzini, sulla sinistra, pressi dell’antica chiesa di S. Lorenzo e del monumento ai caduti. Scomparsa; le sue fondamenta furono casualmente scoperte durante un rifacimento della pavimentazione del Corso.

  9. Torre cosiddetta di Fedele Galli (secc. XIV-XV, quadrilatera, 10 m circa d’altezza, ben documentata da foto dell’inizio del secolo XX, è oggi visibilmente inglobata in un’abitazione privata e mostra ancora una bocca da fuoco rotonda, da archibugio, del XV secolo. Attribuibile, almeno parzialmente, al consolidamento della cinta muraria, realizzato, sotto il ducato d’Urbino, ad opera di Francesco di Giorgio Martini. La torre era in pietra squadrata e terminata, all’apice, da un tetto con copertura a coppi su di un doppio spiovente dissimmetrico. Quasi al vertice del lato settentrionale, sembrava presentare una doppia e parallela fila di pietre, forse mensole o posatoi per i piccioni. Altre pietre sporgenti parevano affiorare lungo il margine destro dello stesso lato meridionale della torre, che era, quanto all’aspetto generale, assai simile alla Roccaccia.

  10. Torre cosiddetta di Luigi Scarabotta al Rio, o, semplicemente, "La Torre" (toponimo). Quando fu inglobata in un’abitazione privata, non ne restavano che gli spessi e poderosi muri della porzione basale (secc. XIV-XV).

  11. Torre cosiddetta di Aristide Bartoletti o della Mastradella (quadrilatera, secc. XIV-XV). Vi fu ricavata, per ampliamento della volumetria, l’attuale abitazione civile dei figli del signor Tommaso Alimenti.

 

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