L'ECO di Nocera Umbra |
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Nocera Umbra |
Ricostruzione pensando al futuro
Sui temi della ricostruzione del comune di Nocera Umbra, dopo gli eventi sismici del 1997 e 1998, si è discusso a tutti i livelli e sono corsi fiumi di inchiostro, tanti sono i problemi reciprocamente connessi ed accavallati in questa vicenda complessa, nella quale la diversità delle opinioni, le speculazioni, il perseguimento di interessi più o meno legittimi, anziché portare ad una comunione di intenti, hanno finito per ampliare i problemi e renderne più difficile la soluzione, nonostante limpegno degli Amministratori locali e persino un intervento diretto dellex Presidente del Consiglio Massimo DAlema, da cui scaturì la proposta di una task-force nella quale convogliare in unità di intenti le risorse disponibili dei vari organismi interessati alla ricostruzione. Cè innanzi tutto lesigenza di prendere atto che la realtà cittadina, quale sarà al termine di questa opera immane, per la quale si è scomodato il termine di "ricostruzione pesante", sarà molto diversa da quella anteriore al sisma, per cui si rende necessario sfatare qualche mito del passato. Se infatti è necessario che la ricostruzione sia finalizzata a ridare un tetto alla popolazione che vive nei container, è altrettanto vero che, nella prospettiva di una politica turistica futura, è necessario salvaguardare al massimo lintegrità dellimmagine del centro storico, dellambiente e delle sue peculiarità, creando nel territorio comunale un polo della natura, dellambiente e della salute, puntando ad una valorizzazione delle sorgenti presenti sul territorio, con possibilità di uno sfruttamento della sorgente Angelica ad uso termale, sulle bellezze naturali e sulle proprietà della "terra di Nocera"; e questo della tutela del centro storico e della salvaguardia delle peculiarità ambientali è un problema di difficile coniugazione con quelli della ricostruzione pesante, che la gente auspica rapida e funzionale. Un altro aspetto da non sottovalutare è quello degli assetti urbanistici futuri, come conseguenza dellammodernamento della Flaminia che penalizza gli accessi al centro storico da sud privilegiando gli accessi da nord, dove si è già manifestata una tendenza a localizzare insediamenti produttivi e residenziali; e il problema di questi insediamenti con connessi spostamenti demografici diventa sempre più marcato, man mano che si sale dallo svincolo di Nocera nord fino al confine con Gualdo Tadino, attraverso la zona artigianale di Campodarco, fino a Colle con il grosso stabilimento Merloni, ed a Gaifana. Certo la politica degli insediamenti delle attività produttive e quello dei flussi demografici ad essi conseguenti è condizionabile dallAmministrazione Comunale, attraverso luso degli strumenti urbanistici, ma fino a che punto si possono usare questi strumenti per impedire o condizionare quelle tendenze naturali e spontanee nelle quali si esplica la libera iniziativa, alla quale è sempre più legata ogni possibilità di sviluppo e di crescita delleconomia? Pertanto i programmi della ricostruzione non possono non tener conto di un diverso equilibrio interno degli assetti del comune, quale verrà a configurarsi fra cinque-dieci anni (al termine della ricostruzione), con cambiamenti dei rapporti numerici fra lacropoli medievale del centro storico (città museo) e la realtà emergente che si sta disegnando lungo il corso della nuova Flaminia (città produttiva), mentre la vallata del Topino, da Nocera Scalo fino a Bagni, potrebbe avere una prospettiva di valorizzazione turistica di carattere termale ed ambientale. |