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SPECIALE SCUOLA MEDIA
Lavori in corso: relazioni - commenti - poesie - fumetti
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| Vi consigliamo:
"Meno telefonini, più computer" di Paolo BellucciIl cellulare, come il diario firmato, è diventato un accessorio indispensabile dello studente moderno, se non ce l'hai sei uno "sfigato", non sei "trendy". Ma è poi tanto necessario allo studente moderno il telefonino? Non gli è forse più utile un computer? Il Ministero della Pubblica Istruzione ha fatto un accordo con le ditte venditrici di computer e con le banche, per dare agli alunni che escono dalla terza media la possibilità di acquistare un processore a costi contenuti, ed a rate senza pagare interessi. Perché non approfittare dell'opportunità? Saper utilizzare questa macchina è diventato indispensabile, addirittura sta entrando in vigore una patente europea. La patente EuropeaLa patente europea per il computer E.C.D.L. (European Computer Driving License) ha lo scopo di certificare la preparazione e la conoscenza dell'uso del computer secondo uno standard internazionale. Per ottenere la patente occorre acquistare una tessera o "Still card", sulla quale vengono registrati gli esami superati. La Still card è acquistabile in tutti i "test center" e "test point" presenti in Italia. Informazioni in merito ai centri e alla patente europea si possono avere consultando il sito dell'AICA (associazione italiana per l'informatica e il calcolo automatico) all'indirizzo www.aicanet.it . La still card è valida solo per tre anni, tempo entro il quale bisogna superare le sette prove previste. Ogni prova d'esame ha la durata di 45 minuti. Vediamo i sette esami più da vicino:
Nel nostro piccolo, come potete vedere, con il corso d'informatica tenuto nella nostra scuola, possiamo dire di aver seguito l'itinerario previsto per il conseguimento della patente europea, patente europea ormai richiesta da molte aziende. Se si vuole verificare il proprio livello di preparazione online, si può svolgere un mini-test sul sito dell'Aica.
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Il nostro territorio è dissemninato di
lavatoi e fontane pubbliche, testimonianza di un tempo dove nelle case non c'era l'acqua.
I ragazzi della scuola media lanciano un messaggio: salviamo questi reperti storici, non
li lasciamo deperire, perché ci raccontano la vita!
Intervista a nonna Licia
di Simone Sabbatini
- Come si chiama?
Boldrini Licia. - Quanti anni ha? 73 anni. - Dove abita? e dove abitava? Abitavo a Palazzolo, comune di Fossato di Vico, da ragazza; dopo sposata sono venuta a vivere a Gualdo Tadino. - Cosa preferisce, dove abitava prima o adesso? perché?Sicuramente dove abitavo prima, perché ero giovane e nel paese eravamo tante ragazze, e anche se non avevamo niente, eravamo felici. - Che cosa mancava nelle case?In casa non c'era l'acqua, mancava il bagno, il riscaldamento anche se ricordo di non aver mai sentito freddo perché c'era il "focolare" e la stufa a legna.
Erano al centro del paese, andavo a piedi con la brocca per attingere acqua da portare a casa, con la canestra di vimini a lavare i panni, che dovevo strizzare bene se non mi volevo bagnare tutta al ritorno. - C'era molta gente a lavare i panni? Si, eravamo molte donne. - Le frequentava spesso? Si, andavo alla fontana più volte al giorno, l'acqua a casa serviva per lavarci, bere, fare da mangiare, lavare i piatti e pulire, quindi una sola brocca non bastava. - Come erano fatte queste fonti? Erano fatte a gradini, in alto il grande tubo d'acqua che riempiva una vasca dove si risciacquavano i panni, questa rimaneva sempre pulita. Più in basso c'era la seconda vasca, più grande della prima dove si lavavano i panni più sporchi. Vicino al grande tubo d'acqua ce n'erano altri più piccoli, posti più in alto e ricurvi per facilitare il riempimento delle brocche.- Erano igieniche queste fonti? Sì, perché l'acqua era abbondante, correva in continuazione e le vasche rimanevano sempre pulite anche perché a turno noi donne provvedevamo a svuotarle e pulirle, le giovani di oggi non laverebbero mai i loro panni nella stessa acqua con altre persone. - Quanto tempo impiegava per lavare i panni? Circa un'ora, poi dipendeva dai panni che dovevo lavare. - Mentre lavava i panni faceva qualcos'altro? Parlavamo, scherzavamo, cantavamo, nonostante il mal di schiena, era sempre piacevole andare a lavare, adesso invece parlo spesso da sola, perché la lavatrice non mi risponde. Nonna Rita ci dice come si faceva il sapone e la boccata di Roberta Pandolfi In un angolo nascosto di una stanza (in genere sul sottoscala) c'era il bucataio che serviva per lavare i panni. Era una specie di vasca dove mettevano i panni da lavare. Sopra i panni ci si metteva la cenere ed infine l'acqua bollente. Il giorno dopo si svuotava la vasca (l'acqua e la cenere avevano formato un liquido chiamato lisciva) e si andavano a risciacquare i panni, ormai puliti, alla fonte. La lisciva era una sorta di detersivo naturale, alcune donne la adoperavano anche per lavare i capelli. Il sapone si faceva mettendo a bollire del grasso di maiale con acqua, soda e un po' di lisciva.
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| Arte e artisti
Mentre nel numero precedente del giornale sono stati presentati dei lavori fatti dagli alunni insieme agli artisti locali, questa volta parleremo di un secondo progetto artistico, che coinvolge solo gli studenti, ma che ha anch'esso un grande valore. Gli alunni della terza media, seguiti dal professor Boccacci, stanno realizzando dei pannelli con varie tecniche:
I temi affrontati fanno riferimento alla pittura del '300 e del '400 ed anche a paesaggi del '700. Il lavoro viene eseguito a gruppi, i pannelli verranno collocati nei locali e nei corridoi della scuola in modo che gli alunni delle terze classi possano lasciare una traccia della loro creatività artistica.
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La scuola è bella o brutta?
Pensieri seri e semiseri dei ragazzi
della III E
Io
penso che la scuola sia un luogo dove non solo ci si fa una cultura, si studia o s'impara,
ma anche un luogo dove si sta con gli amici, s'impara ad esprimersi e a rispettare gli
altri.
Io non sono molto
amante dello studio e per questo non è che sono un mito a scuola; i professori dicono che
ho buone qualità, ma io non le sfrutto.
Natascia
Posso dire che svolgo
tutte le attività di un ragazzo comune: mi alzo ad una certa ora, ripasso, passo sei ore
in classe, poi torno a casa, studio e a volte esco con gli amici. In estate non vedo l'ora
che inizi la scuola, mentre in inverno, a volte, vorrei che finisse da un giorno
all'altro. Io credo di studiare abbastanza, anche se i miei genitori mi dicono che mi devo
impegnare di più specialmente nelle materie orali, nelle quali non vado molto bene.
Federica
Io rientro tra quelli a cui piace andare a scuola, anche se vorrei puntualizzare che non dessero compiti a casa, che non mettessero le note e che tutti noi ragazzi della scuola stessimo in una classe enorme. Mi piace andarci perché sto con tutti i miei amici e con i prof. più cari. Si dice, e dico anch'io, che la scuola ti porta sulla buona strada del lavoro, però un aspetto negativo della scuola è che dopo gli studi o che hai finito la scuola, finisce la "pacchia", perché dopo inizia la vera e propria tribolazione della nostra vita, cioè il momento di trovare lavoro. Tanti studenti dicono che è meglio lavorare che studiare, e anch'io spesso lo dico, però non è vero, e non lo penso veramente. Ilaria Io conosco molti ragazzi che non sopportano alzarsi tutte le mattine alle 7,30 per venire a scuola. Secondo me è solo una questione di organizzazione. Se ci si organizza, anche la scuola diventa una cosa normale di cui non si può fare a meno. La scuola è parte della nostra vita, è il lavoro che dobbiamo svolgere noi giovani. Nella mia scuola ci sono tante belle cose nuovissime ed inoltre ci lavora del personale molto efficiente ed educato. Esistono pure diversi lati negativi, ci sono troppe interrogazioni e troppi compiti in classe: in questi ultimi giorni ho capito che i ragazzi amano la scuola, se dall'altra parte ci sono persone brave, preparate, attive, educate, tolleranti e comprensive nei confronti di noi alunni. Samantha
Secondo
il mio concetto della scuola, un ragazzo che studia non deve sentirsi obbligato a
frequentare la scuola ma deve sentirsi orgoglioso di questa cosa. Un(a) ragazzo(a) non
deve farsi pregare e tanto meno aiutare dai genitori a studiare, perché ciò dimostra
l'assenza di carattere. Quindi la scuola non deve essere sentita come un obbligo ma come
una necessità. Gli aspetti positivi della scuola sono quelli che, studiando e
impegnandoci, nel futuro potremmo diventare qualcuno nella vita, ma questo certamente non
si potrà verificare senza l'aiuto e l'appoggio dei professori, che possono essere buoni o
cattivi. Buoni nel senso di intelligenza, modi di esporre le lezioni nel modo più facile
possibile, pazienti e tranquilli. Cattivi, nel senso di irrispettoso, nervoso, vendicativo
e poco saggio. A volte per colpa di un professore cattivo, l'alunno(a) non rende al
massimo delle sue potenzialità di studiare e quindi i risultati saranno scarsi, ma se il professore
incoraggia e stimola l'alunno, quest'ultimo sarà molto più attento e studierà molto di
più.
Lorenzo
Delle
volte mi capita che non voglio andare a scuola, poi quando ci sto, penso a quanto avrei
fatto male se fossi rimasta a qasa. Quello che mi piace della scuola è che si passa tanto
tempo con gli amici e si parla di tutto, s'imparano nello stesso tempo tante cose; invece
le cose che non sopporto sono le interrogazioni. Se al posto di parlare si poteva scrivere
tutto su un foglio di carta era più semplice e si prendevano anche voti più belli,
invece quando si deve parlare davanti ai compagni ci si blocca e non si riesce più a dire
niente, per il resto sono contenta di andarci.
Eleonora
Secondo
me la scuola a qualcosa serve, perché se non ci fosse la scuola uno diventerebbe un
ignorante e dopo, quando va in giro e non sa nulla di niente, è brutto. Secondo me la scuola ideale sarebbe: apertura alle ore 9, a
scuola finita non bisogna fare i compiti ma l'insegnante li dovrebbe far fare durante le
lezioni; chiusura alle ore 1 in punto, per un totale di 4 ore di lezione, meno la
ricreazione che nella mia scuola perfetta dura 15 minuti anziché 10, perché in 10
minuti, tra la fila della pizza e andare al bagno non riesci a fare nulla e dopo ci devi
andare durante le lezioni e se non ti ci mandano devi "fartela addosso".
Mattia Io sono tra quegli studenti che non amano molto andare a scuola. A volte mi piace andarci, così posso vedere i miei amici che ormai conosco da anni, oppure perché ci sono delle materie che mi piacciono come educazione fisica, matematica, geografia. A scuola ci vado perché sono costretto ad andarci e quindi ci devo andare. Questa mancanza di voglia si vede dai miei risultati, infatti io studio molto poco rispetto alle mie capacità, però questo a me va bene. Daniele A me piace venire a scuola, un po' di meno quando ho fatto tardi la sera prima, perché mi "scoccia" alzarmi presto, però se non ci vado non so come ammazzare il tempo e così diventa una noia infinita. Io non credo che la scuola sia un'insoportabile costrizione, tutti abbiamo dei precisi doveri da compiere e questo è uno di quelli che riguarda la nostra età. Tra gli aspetti negativi, quello peggiore è il fatto che i professori si arrabbiano quando un alunno sbaglia ed invece non deve essere così. Cari professori, noi ci stiamo per imparare altrimenti non saremmo venuti a scuola. Andrea A me personalmente piace molto la scuola e non ne potrei quasi fare a meno. Ad esempio, quest'estate dopo un mese di vacanza ho sentito la mancanza della scuola, degli amici, delle piccole preoccupazioni e del divertimento. La scuola, secondo me, oltre ad istruircì, ci abitua a conoscere il bello e il brutto, la spensieratezza e la preoccupazione. Per esempio molte volte a me è capitato di sapere le cose e poi di sbagliare, mi è capitato di essere preoccupata per un compito, per i litigi tra le amiche, per non aver preparato la borsa con i libri adeguati per il giorno seguente o di non aver finito in tempo tutti compiti. A queste preoccupazioni si affiancano anche delle gioie, come un compito che va bene, un complimento da parte dei professori, una gita. Sono queste tutte le cose che ci fanno crescere, che ci preparano alla vita futura, sono belle e brutte, senza distinzione e soprattutto sono quelle cose che si possono provare personalmente solo in un luogo: la scuola. E' per questo secondo me, per andare bene a scuola, non serve tanto essere intelligente, quanto avere un po' di voglia e un pizzico di curiosità nella vita. Silvia Secondo me a nessuno, o quasi, piace andare a scuola ovvero alzarsi la mattina alle 7 o fare i compiti per il giorno seguente e anch'io sono uno di questi. Però anche la scuola ha i suoi lati positivi, uno sono le gite scolastiche e naturalmente le amicizie, invece i lati negativi sono, come ho già detto in precedenza, alzarsi presto la mattina, fare i compiti invece di giocare o andare in giro; in classe, le cose negative sono le interrogazioni. Alessandro A me la scuola piace, non la amo particolarmente, ma neanche posso dire di odiarla. La cosa più gradevole della scuola sono gli amici, mi piace stare insieme a loro perché sono tutti simpatici e andiamo d'accordo. L'unica cosa negativa sono i compiti a casa, perché le 5 ore dedicate alla scuola mi sembrano sufficienti (anche troppe), nel pomeriggio mi piacerebbe divertirmi, invece ci sono i compiti. Michele Uno degli aspetti positivi della media è che si viene a scuola solo la mattina, così si ha tutto il pomeriggio libero dalle due in poi; un aspetto negativo, invece è che c'è troppa disparità tra le ore, cioè si dovrebbero fare più ore di religione, di musica, di tecnica, di artistica ecc. e meno ore di italiano e matematica. Andrea Della scuola ci sono alcuni aspetti positivi e altri no. Quelli positivi sono che la scuola insegna a stare con gli altri, a comportarsi bene e a rispettare le persone più grandi. La scuola apre anche le porte per crescere. Quelli negativi non sono dei veri e propri difetti, ma sono solo superficiali; per esempio: ci sono poche gite, le lezioni si svolgono dentro 4 mura e si sta seduti a lungo. Stefania A me sinceramente la scuola non piace, però, siccome è obbligatoria ed è un mio dovere, ci devo andare per forza. I primi anni che andavo a scuola alle elementari mi piaceva molto, invece da quando sono venuta alle medie per me la scuola è diventata un carcere, anche perché se fai qualcosa di sbagliato ti mettono subito la nota a alla terza nota personale ti sospendono e salti la gita. Come quasi tutte le cose, la scuola ha aspetti positivi e negativi. Positivi cioè che impari cose nuove che non avresti mai potuto sapere. Negativi che la mattina bisogna alzarsi presto, cosa che io odio molto. Emanuele Il mio odio più profondo per la scuola è iniziato alla tenera età di quattro anni, quando per la prima volta mia madre mi portò a scuola con lei. La visione di quei ragazzi sui banchi mi faceva quasi pena, ma mi sollevava il pensiero che io, a scuola, non ci sarei mai andato. Passano due anni e comincio a frequentare la prima elementare; è meglio di quanto pensassi, in classe siamo sei (tre maschi e tre femmine) le materie sono semplici e poche, la ricreazione dura un'ora e mezzo. L'anno dopo il flagello, l'apocalisse, la scuola elementare di Rigali chiude per mancanza di iscritti e io mi ritrovo a Capoluogo (scuola statale più grande di Gualdo) lì le ricreazioni sono di 10 minuti, le materie sono di più e più pesanti. Gli anni passano veloci, vado a visitare la scuola media. Ditemi il nome di colui che ha detto che 1a prima impressione non conta: pe me è stato il contrario. Avevo detto che sarebbero stati tre anni di terribile sofferenza e lavori forzati: eccomi qui a confermarlo. Roberto Ai tempi delle elementari io provavo un profondo odio per la scuola e non volevo andare mai: per realizzare ciò, inventavo le scuse più varie, dal mal di testa al vomito, da un dolore ad un braccio sviluppatosi durante un innocua partita d pallacanestro, al litigio con una maestra. Quando i miei genitori non cadevano nella trappola, ero obbligato ad andarci, ma la maggior parte del tempo, invece di studiare, la trascorrevo contando i minuti che mi separavano dall'uscita. Però, quando ho cominciato le medie, mi sono accorto che la scuola non è così terribile come credevo. Gli argomenti che studiamo generalmente mi interessano, anche se certe volte mi stanco e quindi mi distraggo. Quando ciò accade, anche quando voglio concentrarmi ancora, continuo a pensare a ciò che mi ha fatto distrarre e così mi distraggo di nuovo. Le giornate da evitare sono però quelle delle interrogazioni e dei compiti in classe, perché mi emoziono, mi viene la fretta e faccio delle stupidaggini colossali. Un problema della mia scuola, insignificante dal punto di vista scolastico ma importante per noi, è il divieto di passare da un piano all'altro. A me questo non piace, visto che la maggior parte dei miei amici si trova al primo piano. Io certe volte ci vado durante la ricreazione, ma dopo un po' i professori mi vedono e sono costretto a tornare sul mio piano. |
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| La simpatia? Zio Franco
di Samanta Tognoloni
Una persona simpatica? Appena ho letto questo titolo, ho pensato ha una persona eccezionale, a una persona particolare ho pensato allo zio Franco. Peraltro , è anche un vicino di casa, ma non quei vicini fastidiosi e ... antipatici! Ha 62 anni, alto e ben piazzato ha gli occhi azzurri e una bocca sommersa da due lunghi baffi ormai bianchi come i capelli; il tutto in un viso ancora privo di rughe. Un grande, anzi, grandissimo pancione, due sode e lunghe gambe, due enormi piedi e due muscolose braccia, fanno di lui un uomo robusto. Franco piace a tutti, in famiglia e fuori è festoso. Tutte le mattine si svegila alle ore sette, per non parlare in estate, quando invece alle sette ha già girato tutti i bar della zona. Ha una macchina rossa, nuova : ogni cinque minuti parte, ritorna, e dopo cinque minuti riparte, per poi ritornare e ripartire di nuovo. Una cosa che mi fa ridere, è che lo vedo passare in paese con in macchina ferri, zappe, tavole, che sporgono dal finestrino. Allora poi, mi affaccio dalla finestra, senza farmi vedere, ma, perché? Per godermi una umoristica scena: quando arriva a casa, sua mogile, zia Adriana, che è molto precisina, ha sempre in mano l'aspirapolvere per pulirgli la macchina. Ma lo zio le dice: "Non ti preoccupare per la macchina, perché Franchino, parteee di nuovo!". Lo zio ha anche un orto che cura molto: i piccoli appezzamenti e le coltivazioni, sono ben allineati e precisi. Così prende la zappa e va nell'orto. Ma, voi vi chiederete: cosa c è di divertente? Il bello è che ... mentre zappa canta pure; ma canta tutte le canzoni della sua giovinezza,canzoni romagnole, insomma, canzoni di tutti i generi. Canta, canta, canta talmente forte come se non si curasse delle persone accanto. Inventa sempre battute adatte a ogni situazione, scherza con tutti, dai giovani agli anziani. A proposito di questo, vi racconto un fatto, che ormai è diventato un'abitudine di tutti i giorni. Mentre ripulisce il prato o svolge qualsiasi lavoro fuori, è suo solito chiamare la moglie, centomila volte al minuto: "Driana ,oh Drià ...". La moglie arrabbiata, si affaccia da tutte le finestre, domandandogli cosa vuole. Allora, Franco, a quel punto, le manda imprecazioni ma in senso buono, intendo tutto il giorno litigano. Così, fa anche con il suo gatto e con il suo cane che nonostante il ami molto, li rimprovera quando magari vanno nell'orto o combinano qualcosa. Ogni volta che mi vede fuori, mi chiama e mi dà i frutti di stagione o qualche goloso dolciume e ,mentre me li gusto, mi racconta i suoi episodi divertenti, vissuti da giovane: ne ha combinate di "marachelle"! Tutto questo rende Franco una persona particolare, che ha tanti amici, soprattutto per la sua simpatia, ma anche per i suoi slanci di bontà e di generosità. |
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| La stagione delle gite
di Marina Cambiotti
Come esistono le quattro stagioni (la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno) esiste anche la stagione delle gite scolastiche. Tutti gli alunni le amano, perché è un modo di stare insieme ai propri compagni e vivere nuove avventure. Proprio ora sto guardando le foto scattate nelle ultime uscite che ho fatto insieme alla mia classe: certo che ci siamo proprio divertiti!! Per le gite ci vuole una certa programmazione: preparare i panini e i vari snack, borse, macchine fotografiche, ma non tutti sanno organizzarsi. Però è anche vero che a volte è bello prendere le cose di prima mano! Senza pensarci troppo! Finalmente la stagione delle gite incominciò: giovedi 13 aprile - TERNI-FERENTILLO-CASCATA DELLE MARMORE. Non eravamo molto contenti dell'uscita : ci aspettavamo di andare un po' più lontano, almeno fuori dall'Umbria, ma l'importante era divertirsi ed imparare qualcosa. Così alle sette (più o meno) eravamo già tutti pronti esclusi i più pigri. Alle 7:45 ci radunammo nel piazzale ex orto Mavarelli perché quello davanti alla scuola era occupato dal mercato, già pullulante di persone ... e vai con l'avventura! Sembrerà strano ma una delle parti più divertenti delle gite è il viaggio in autobus: si scherza, si fanno giochi, si scattano fotografie e si ascolta musica, è come una grande festa mobile! Dopo varie e movimentate ore di viaggio siamo arrivati a Terni e abbiamo incontrato il nostro gruppo guida, formato da giovani ragazzi, che, durante il tragitto, ci hanno illustrato le particolarità del paesaggio. Il tempo era abbastanza mite e potevamo scorgere sulle cime delle montagne i castelli e le rocche. Giunti a Ferentillo abbiamo visitato, verso le 10:00, l'Abbazia di San Pietro in Valle, con degli affreschi stupendi, e verso le 11:00 siamo andati a vedere e alcuni, compreso il professor Boldrini, a scalare (in parte), le pareti di free climbing. Uno dei luoghi più belli e interessanti che abbiamo visitato è stato di sicuro dove sono custodite le mummie: molto suggestivi sono i corpi mummificati di persone morte di peste, di colera, uccise, o morte di parto con il loro bambino disteso accanto. In realtà mi hanno fatto un po' impressione! In seguito abbiamo pranzato e abbiamo visitato il paese di Arrone, il Castello, la Chiesa di S. Maria: una valanga di cultura! Finalmente il pomeriggio siamo giunti alle Cascate delle Marmore: veramente splendide! Purtroppo non abbiamo potuto effettuare il percorso naturalistico a monte della Cascata per il poco tempo che ci era rimasto: peccato, ci sentivamo già degli abili escursionisti! Qualche minuto di shopping e via! Abbiamo riaccompagnato le guide, che sono state molto disponibili, e alle 19.00 circa siamo rientrati, abbastanza stanchi ma contenti! La seconda gita non aveva niente di didattico e culturale, tappa prevista: SIENAS. GIMIGNANO. Finalmente siamo usciti dall'Umbria, anche se è una splendida regione! Dopo molte, divertenti e un po' stancanti ore di pullman, siamo giunti a S. Gimignano, una incantevole cittadina che si trova in una splendida regione: LA TOSCANA. Siamo rimasti diverso tempo ad osservare la piazza centrale e poi via a fare spese per i negozi! Però non abbiamo speso tutto, perché sapevamo che ci attendeva un'altra splendida città, che è Siena e, giunti lì, dopo aver visto la piazza del palio, abbiamo speso i nostri ultimi soldi e abbiamo passeggiato per le vie vicino alla piazza. E' stato fantastico! La libertà è un sentimento che ti travolge! Purtroppo siamo ripartiti e durante il viaggio di ritorno abbiamo visto il film "IL CICLONE". Mentre tornavamo a casa il ricordo di quella gita e delle altre si imprimeva nella nostra mente, e ci rattristavamo al pensiero che erano le ultime uscite della seconda media! Certo che ne ho scattate di foto: quattro rullini! Ci sono facce sorridenti, divertite, gioviali, sorprese e uniche! Beh, ne è valsa la pena! Avrò molti ricordi di queste gite, ma quelli più indimenticabili sono scolpiti nella mia mente: l'indimenticabile stagione delle gite.
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| Giocare con il terremoto
di Nora Jayed e Alessia Betti Sorbelli
La scuola "F. Storelli" di Gualdo Tadino, più precisamente la classe 2°A, ha partecipato ad una iniziativa organizzata dalla protezione civile "PROGETTO SCUOLA SICURA" che ha come obiettivo quello di istruire i ragazzi a comportarsi in modo adeguato in caso di eventi naturali che possono verificarsi nel nostro territorio. Nel caso più specifico, il giorno 14 marzo nell'arco della mattina sono venuti due esponenti della regione, presente l'assessore alla cultura del comune di Gualdo Tadino, che ci hanno spiegato che cosa è il terremoto, perché si manifesta e come si usano le diverse scale: la Mercalli e la Richter. Alla fine della spiegazione ci hanno consegnato due libretti, uno parla di come affrontare le calamità naturali, l'altro invece insegna solo come comportarsi in caso di terremoto. Dopo una settimana, e precisamente il giorno mercoledi 22 marzo, alle ore 14:30, c'è stato un altro incontro a cui ha partecipato la Protezione Civile del dipartimento di Roma. Erano presenti: un geologo che ci ha spiegato che ogni terremoto non può avere la stessa intensità di un altro, una giornalista che ci ha chiarito le fasi di comportamento in caso di eventi sismici, un esponente della Protezione Civile che ci ha fatto vedere attraverso un video i comportamenti negativi da non prendere ad esempio, e ci ha detto che l'importante è mantenere la calma in modo da rimanere razionali ed infine ci è stato assegnato un compito. Innanzi tutto dobbiamo precisare che la nostra scuola è stata scelta perché si trova in una località colpita dal sisma del 97 e quindi, noi, in teoria, sappiamo già come comportarci in queste situazioni, di conseguenza possiamo dare aiuto ad altre 2 scuole Narni e Città di Castello, scelte anch'esse per partecipare allo stesso gioco e ubicate rispettivamente una a sud dell'Umbria e una quasi al confine con la Toscana. Il giorno 27-05-2000 è stato simulato un terremoto nelle suddette città, i ragazzi di entrambe le scuole si sono rivolte a noi, che per l'occasione rappresentiamo il C.O.M. (centro operativo misto) e noi ci siamo comportati come degli esperti tecnici dando consigli, indicazioni e suggerimenti vari, utili per affrontare subito le prime emergenze per evitare scene di panico e per poter organizzare in modo snello gli eventuali soccorsi. Per comunicare abbiamo usato gli strumenti in dotazione alle scuole e strumenti messi a disposizione da un camper attrezzato della Protezione Civile e cioè computer, fax, telefoni e radio.
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| La prima volta che ho visto il mare
di Francesco Passeri
Sono stato molto colpito dai movimenti dell'acqua. Ho provato molta paura, ero incuriosito, ho provato anche a nuotare ma non ci sono riuscito, avrei voluto vedere cosa c'era sotto l'acqua, ma la paura me lo impediva. Da grande vorrei tanto imparare a nuotare per fare il sub; deve essere molto bello vedere un mondo ancora non esplorato, vedere la barriera corallina, i pesci di quasi tutti i tipi, forse da grande ci riuscirò. Quando vedo sulla TV quelli che fanno i sub mi si illuminano gli occhi perché un giorno da grande vorrei farlo anche io. Quella volta che sono andato al mare, stavo camminando con l'acqua fino ai ginocchi, allora sentii un grande bruciore ad un piede, abbassai la mano per vedere cosa c'era e trovai una conchiglia gigantesca. Me la sono portata a casa e ancora oggi la tengo come ricordo della prima volta che ho visto il mare. |
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| A conclusione di un percorso didattico volto ad analizzare le caratteristiche
del linguaggio poetico, si è proiettato il film "Il Postino", tratto da un
celebre romanzo di A. Skarmeta. Di questo film gli alunni hanno fatto la recensione:
Recensione del film "Il Postino"
di Marina Cambiotti e Eleonora Stazi
Chissà quante volte vi sarete chiesti: cos'è la poesia? In effetti non è una domanda a cui si può dare una risposta precisa: comunque, in ogni caso, la poesia è un linguaggio universale che noi tutti, aprendo il nostro cuore, possiamo capire. Anche il cuore più ingenuo e sincero riesce ad aprirsi alle metafore, come quello del protagonista del famoso film "IL POSTINO", interpretato dal nostro mitico Massimo Troisi, purtroppo scomparso mentre girava le ultime scene. Questa è la storia di un uomo adorabilmente ingenuo, che viene incaricato di recapitare la posta a Pablo Neruda, farnoso poeta, che dimora in una villa, con sua moglie, nella stessa isola del postino. Trascorrendo del tempo con il poeta, l'uomo viene rapito dalla poesia e decide di scriverne per esprimere con dei versi, delle metafore, quello che non riesce a comunicare in altri modi. Però il postino riesce ad esternare totalmente la sua vena poetica, quando si innamora perdutamente di una giovane e bella ragazza del suo paese: Beatrice Russo, interpretata da Maria Grazia Cucinotta. Dopo vari tentativi falliti, l'uomo riesce a conquistarla grazie a Pablo Neruda e alla poesia, e i due si sposano. Ma, purtroppo, gli eventi della vita allontanano drasticamente il postino dalla sua grande passione e da Pablo Neruda, a cui si è tanto affezionato, a tal punto da dare il suo nome al figliolo, che il povero postino non vedrà nascere. La morte reale di Massimo Troisi ha dato a questo fantastico film un effetto particolare. Pablo Neruda, dopo essere ritornato nel paese del postino dal Cile, la sua terra d'origine, dove finalmente era potuto ritornare, guardando il figlio del suo amico scomparso, pensa che, dove un tempo aveva abbandonato uno splendido seme, aveva ritrovato uno splendido fiore. Se vedrete questo film, che vi consigliamo di cuore, capirete come noi cos'è la poesia. |
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| Sogno
di Samantha Panfili Un'ondata sonora percorre i peusieri, la maia del vento sembra sfiorare il cielo, un brivido caldo attraversa l'infinito sognare. Il vento danza con dolcezza fra gli alberi, le farfalle dipinte si smarriscono nei raggi del sole riscaldando ogni mio pensiero. Il cielo azzurro ride un sogno bellissimo, o forse è stato perdermi nei tuoi occhi, dolce sguardo penetrato nel nuo cuore. Profumano le nuvole, una scia di fiori brillanti lascia in me una speranza. Immagino onde marine fino alla riva, onde di speranza bagnano il mio cuore. Solo quando sentirò il canto di un uccello allora saprò; meglio gettare tutte le speranze al vento per continuare a vivere.
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Fumetto
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