L'ECO del Serrasanta

 

N.9 - 14 maggio 2000

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Le Muse

 

Italiani d’America che non dimenticano

Oltre oceano la nostalgia di Nocera Umbra e Gualdo Tadino


Riceviamo dal Sindaco uno stralcio della rivista VIA (Voices in Italian Americana, Vol. 10) che ha pubblicato nel suo n.2 del 1999 componimenti poetici di diverso livello e rappresentativi della cultura popolare italiana negli Usa. Da questo stralcio della rivista riprendiamo un intenso e letterariamente abile componimento di Rinaldo Sciarretta, un emigrato di Nocera Umbra in Pennsylvania, dove per molti anni fu minatore. E’ il testo di una delle poesie a braccio che "i nostri poeti estemporanei" erano soliti declamare alternandosi, sotto forma di canto. Questa poesia stupisce per due motivi. Il primo è la struggente malinconia con cui lo scrittore, ormai ottantenne, ricorda la terra natia e lontana (incalzato anche dall'età ormai tarda), il secondo è la bellezza semplice e cristallina di cui è capace la scrittura di un uomo privo di titoli accademici e con una formazione scolastica presumibilmente bassa, ma mosso da una vena lirica raffinata e toccante, proprio perché originata da un sentimento intimo e profondo.

Scrive al riguardo un altro discendente da emigrati, Dominic Cossa, sulla rivista degli Italiani d’America "Noi abbiamo udito varie storie sulla gente comune e col tempo sempre più apprezzate, anche se poco conosciute; queste persone di origine modesta e di istruzione elementare possono dire qualche volta cose profonde e pertinenti, come quelle che toccano la verità universale, nella quale tutti si riconoscono. Un ricordo particolare che mi è rimasto in mente è per esempio di una persona veramente in armonia con il suo tempo: Rinaldo Sciarretta era un nostro vicino e amico di famiglia in Jessupp, un piccolo paese di miniere di carbone nel nord – est della Pennsylvania. Egli era un minatore in pensione con poca istruzione scolastica e ha scritto questa poesia su richiesta di un certo Augusto Pinacoli, per un festival della poesia che fu fatto a Nocera Umbra il 5 maggio 1969. Sciarretta in poche ore l’ha scritta e dopo averla declamata per mio padre, l’ha spedita a Pinacoli. Mio padre, che era anche lui un pensionato di miniera, era così emozionato dal messaggio che l‘ha imparata a memoria e poi l’ha scritta. Qualche volta la recita per me. L’ultima strofa della poesia è così commovente che a mio padre scendono le lacrime dagli occhi, come succede a me quando la leggo".


Il ritorno

 

Sia maledetto quando mai ho emigrato

benchè i miei amati amici non mi scordan,

ma se a Gualdo o a Nocera ero restato

soddisfaceo l’idea mia di canto ingorda.

Per la poesia che a voi un giorno beato,

vi si presenta, a me solo ricorda

le andate cose in gioventù trascorse

e che ritorneranno non è forse.

 

Un tal disegno mi sto domandando

se il canto, come dici, a cuore tieni,

in poche ore che farai volando,

animo risoluto, parti e vieni:

O Pinacoli mio, sincer parlando,

cerco di rassegnarmi e stringo i freni;

mi limito a inviar da questo luogo

saluti e auguri, ma mi sembra poco.

 

Pigro mi chiamo, specie quando sento

i lamenti del cuor sincero e saldo;

mi vorresti vicino nel momento

non calcolando ch’è vecchio Rinaldo:

Venti anni ancora per arrivare a cento

Ma chi permetterà questo gran salto?

Io non cerco allungar, ma sol mi resta

bramar la vita fin dopo la festa

 

Tu, ed i miei parenti e Costantino

mi farete sapere com’è andata:

Ad ogni amico e al popolo nocerino,

che conosce il mio nome e la casata,

gli darai i miei saluti e auguri, al fin

che si saprà nella Nocera amata,

fin la mia culla, ed io da vero figlio

mi investo da lontano e allegria mi piglio.

 

Quando ritorna Giulio il messaggero,

da cui i vostri baci ho ricevuti,

ve lo assicurerà che è proprio vero

anch’io per tutti voi a lui li ho ceduti.

Se ritorna a trovarmi come spero

momenti buoni io avessi posseduti;

se il sole è sotto i nuvoli nascosto

il mio respiro soffre in ogni posto.

 

Non so come finire posso questa,

capisco ch’è malfatta, e non mi privo

del vizio solamente che mi resta,

così farò capir che ancor sono vivo.

Saluti e auguri per la buona festa:

Scusate tutti o gente come scrivo,

stendo ad ognun la mia destra pe’ una stretta

Sciarretta non è più quel che si aspetta.

 

E sempre del minatore Sciarretta proponiamo quest’altro breve componimento:

Con le mani incallite tinte di nero

sotto le viscere del terreno avaro

convien ch’io riprendo il mio sentiero

oppur nell’oscurità, medito e imparo.

 

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