L'Eco del Serrasanta - N° 6 - 26 marzo 2000

Nocera Umbra


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Ma ricostruire si vuol veramente?


L'interrogativo può apparire provocatorio dopo 30 mesi di disagi per la gente condannata a vivere nei containers, di discussioni, di impegni, di promesse, di speranze; mesi di accuse e controaccuse sulle possibili colpe dei disagi e dei ritardi, tanto che si è mosso anche il Presidente del Consiglio dei Ministri per sbloccare la situazione.

Tuttavia, alla luce di certi fatti di cui si viene casualmente a conoscenza, c'è da chiedersi se veramente tutti vogliano che la ricostruzione a Nocera Umbra diventi una realtà e non si preferisca che le lungaggini restino come un aperto motivo di contestazione.

In questa ottica si colloca la vicenda di un cittadino che, nei mesi scorsi non potendo dar l'avvio ai lavori di ristrutturazione della propria casa perché gli veniva contestato il diritto di tagliare il ramo di un albero adiacente, stanco di vivere nel container, sì è armato di una motosega ed ha proweduto personalmente a risolvere il problema, non esitando a sfidare possibili ritorsioni. Sempre in questa ottica si collocherebbe la vicenda di questi giorni, per la quale un grosso intervento edilizio sarebbe bloccato finché non sarà data la garanzia che, dovendosi abbattere un albero, al termine dei lavori ne sarà reimpiantato al suo posto un altro uguale (si badi bene non della stessa specie o simile), resta da stabilire se uguale nell'altezza, nel diametro, nel peso. Stiamo forse ai limiti del ridicolo! Certo la salvaguardia degli aspetti della città è un impegno prioritario della ricostruzione a Nocera Umbra, ma da quando mondo è mondo, gli alberi come gli individui nascono e muoiono e non crediamo che esista a Nocera Umbra qualche specie vegetale che ha la prerogativa di non seccarsi (come si dice in gergo).


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