L'Eco del Serrasanta - 30 gennaio 2000

Attualità


Pagina iniziale | Edizioni | Sommario


San Pellegrino

A colloquio con Filippo Matarazzi, nuovo presidente dell'Associazione Maggiaioli

di Angelo Pucci


25 anni, sanpellegrinese dalla nascita vi ha passato la vita salvo qualche anno a Perugia e a Milano, dove ha conseguito un diploma da disegnatore industriale. Carattere aperto, discorso chiaro, spiccata sensibilità corredata dal senso della concretezza, autoironia e umorismo da vendere. Si accattiva le simpatie per la sua disinvolta sincerità che non conosce artifizi. Dal mese di dicembre scorso è questo l'identikit del presidente dell'Associazione Maggiaioli di San Pellegrino. L'affetto e l'impegno che dimostra sia per il paese sia per la Festa del Maggio è stato premiato dal consenso dei sanpellegrinesi con 53 preferenze ottenute per l'elezione del nuovo Consiglio.

Il resto ce lo dice lui stesso.

D.: Che significa San Pellegrino nella tua vita?

R.: San Pellegrino è il luogo dei miei affetti, delle mie amicizie. Il paese è parte di me e spero di essere un giorno, quando sarò molto vecchio, un eroe del paese (ride divertito).

(Più serio): Scherzi a parte, voglio bene a San Pellegrino e credo che quando si vuole bene al proprio paese si deve dargli qualcosa di sé stessi a livello sociale e comunitario.

Sulle orme di Carletto …

D.: Il tuo predecessore, Carlo Moriconi, è stato presidente per 15 anni e durante le elezioni del 1997 per il rinnovo del Consiglio ha ottenuto un consenso plebiscitario. Ora, per impegni derivati anche dalla ricostruzione, che lo vede fortemente impegnato, ha rinunciato ad un ennesima riconferma. E' un'eredità difficile quella che stai per assumere. Non ti spaventa un po'?

R.: E' un eredità difficile perché Carlo Moriconi è stato e rimane un punto di riferimento. E' "il Presidente" con la P maiuscola e ha dimostrato affetto, rispetto e saggezza per San Pellegrino: in tutti questi anni è stato superpartes, la vera guida, e ha lasciato il suo incarico quando aveva la certezza che c'èra un gruppo affidabile pronto per la successione. Del resto, continuerà a far parte del consiglio e questo è una garanzia. Prendere il suo posto è un onore, ma anche una bella sfida personale per chi deve misurarsi con un esempio da emulare. Carlo poi è diventato presidente con gli anni. Non basta dire: "Ok, da oggi sono presidente!". Nell'Associazione Maggiaioli devi maturare in quel ruolo e io spero di poter ripercorrere la stessa strada di Carlo Moriconi.

D.: Per raggiungere questo traguardo come ti muoverai?

R.: Sicuramente non mi muoverò da solo. Con me c'è un consiglio composto di persone, prevalentemente della mia età ma anche da alcune un po' meno giovani, nella cui lealtà, onestà e voglia di fare credo fermamente. Sono tutti capaci e affezionati alla festa e al paese. Ognuno ha il proprio carattere e la propria personalità, ma tutti credono nei valori dell'amicizia e siamo molto affiatati. Lavoreremo insieme per rispondere alle esigenze sia della festa sia di tutte le altre cose che ci verranno chieste dalla comunità di San Pellegrino.

L'Associazione … uno strumento di crescita

D.: Che cosa rappresenta la Festa del Maggio per il paese?

R.: Un momento di unità totale dei sanpellegrinesi, e non solo di quelli che ci vivono. E' un momento di riunione di varie generazioni che hanno a cuore quello che fanno. Nel 2000 festeggeremo la 996a edizione della Festa del Maggio. Per sanpellegrinesi intendiamo anche tutti coloro che vivono ora in altre città, altri paesi e continenti. Ma non solo, ci sono anche maggiaioli di adozione, coloro che sentono con noi il senso dell'appartenenza ad una comunità ideale, anche se non hanno alcun legame strettamente anagrafico con il luogo.

D.: L'Associazione Maggiaioli, invece, quale importanza ha per il paese, al di là del solo momento annuale della festa?

R.: Nei circa 25 anni di esistenza l'associazione è evoluta in modo notevole. Non si tratta più soltanto di organizzare la festa del Maggio; ha assunto un significato più ampio. L'Associazione è diventata una vera e proprio proloco e anche qualcosa di più. Idealmente, al di là dell'atto formale di adesione all'Associazione, tutti i sanpellegrinesi ne fanno parte e hanno la loro da dire.

Oltre il tempo e lo spazio …

D.: Per un sanpellegrinese è più importante la Festa del Pioppo o i Giochi de le Porte?

R.: Conta lo spirito con cui si vive l'evento e il significato che assume per ognuno di noi. Tu sai bene che la sera del 30 aprile non esistono più né gualdesi, né umbri, né italiani, napoletani, albanesi o europei. Quella sera ci sentiamo tutti sanpellegrinesi e basta, ma in senso molto lato; ci sentiamo parte di un universo che travalica le frontiere geopolitiche. In quanto sanpellegrinesi ci sentiamo allo stesso tempo cittadini del mondo e parte di una stessa origine e di uno stesso destino, pur nella particolarità di ogni singolo individuo.

Insomma, quello che per un semplice astante potrebbe sembrare una festa superata, senza senso, per noi diventa un'affermazione della nostra innata unicità. Come dicevo prima, la sera del 30 aprile non esistono più italiani o albanesi, bianchi o neri, ma nemmeno medici, architetti. Ricchi, poveri, operai, intellettuali, disoccupati diventano la stessa cosa. Il sacco di iuta e il fazzoletto bianco verde è il nostro segno di riconoscimento, simbolo della nostra comune appartenenza, l'albero tagliato e ripiantato nella piazza del paese, simbolo del comune sentire. Per una volta all'anno si dimenticano le artificiose divisioni sociali, e si diventa tutti parte di una cosa più grande di noi … ma anche durante l'anno i rapporti umani tra i maggiaioli sono improntati allo stesso senso di solidarietà.

"Gualdesi: valorizzate il Maggio di San Pellegrino!"

D.: Cosa dovrebbe significare la festa del pioppo per Gualdo? Le viene dato il giusto valore o dovrebbe esserci maggiore interesse? Non potrebbe il comune sfruttarla meglio anche per l'immagine di Gualdo Tadino?

R.: Viene da pensare che al comune non faccia tanto piacere avere a due passi una festa così importante e non averla in casa. Forse non fa nemmeno comodo che questa festa venga pubblicizzata. Fanno di tutto per pubblicizzare i Giochi de le Porte. I Giochi sono importanti, è una festa che piace e tutti gli sforzi li concentrano lì … noi faremo altrettanto con la nostra. Ma credo che il comune dovrebbe pubblicizzare di più anche la nostra festa, vuoi per il messaggio e l'insegnamento morale, vuoi per la singolarità dello svolgimento. Potrebbe essere un punto di attrazione per il turismo, una festa di cui andare fieri nel ambito regionale e nazionale. Però se la sensibilità non c'è, non la si può indurre forzatamente e ciò non mi consente di spronare a credere in una cosa in cui non si è portati a credere spontaneamente. La festa del Pioppo esiste da 1000 anni. A Gualdo nessuno può dire che non sa che esiste.

"Noblesse oblige …"

D.: Come vivono i Maggiaioli i Giochi del le Porte?

R.: Vedi, la nostra Festa ha una memoria storica plurisecolare e non riusciamo a sentire i Giochi de Le Porte come li sentono i ragazzi di Gualdo. Può sembrare presuntuoso, ma … noblesse oblige. Ci sentiamo più partecipi delle cose che ormai fanno parte del nostro DNA. I sanpellegrinesi partecipano sempre in massa alla Festa delle Porte, ma viene vista più come un'occasione di divertimento. Non entra veramente nel nostro cuore, già impegnato dalla Festa del Pioppo.

D.: Un ultimo messaggio?

R.: Sì, ai sanpellegrinesi, affinché non si stanchino mai della nostra festa e che partecipino a tutte le decisioni insieme al presidente e al consiglio.


Pagina iniziale | Edizioni | Sommario