L'Eco del Serrasanta - 30 gennaio 2000

Gualdo Tadino


Pagina iniziale | Edizioni | Sommario


Il Premio Biancospino al Dr Pagliacci

Me lo sono meritato!

"Un rimpianto? Non aver fatto la cardiochirurgia a Gualdo"

di Riccardo Serroni


Ha commentato il premio Biancospino edizione 2000 con l’ironia che gli è consueta senza tralasciare di togliersi qualche fastidioso sassolino: "Ho accettato il premio per tre motivi fondamentali- ha detto- Il primo è che immodestamente credo di essermelo meritato perché ho dedicato la mia vita solo al lavoro. La seconda motivazione è che ho preso questo premio anche per tutti coloro che ritenevano che non lo avessi meritato; queste persone dovrebbero guardare un attimo serenamente quello che ho fatto in 40 anni di lavoro, prima di emettere sentenze o critiche. Il terzo motivo nasce dal fatto che temevo che Rolando me lo avesse dato alla memoria".

Nella sua vita professionale il dottor Marcello Pagliacci è stato un professionista che si è sempre battuto in prima linea, anche a muso duro, anche pestando qualche callo fastidioso per realizzare le idee in cui credeva. Non sempre capito, spesso osteggiato, è andato sempre dritto per la sua strada realizzando nel nostro ospedale innovazioni importanti come il Cenntro Recupero Infartuati e l’Emodinamica. Quel suo puntare diritto allo scopo in maniera determinata non gli ha, inevitabilmente, risparmiato inimicizie. Ma è drastico nel sintetizzare in un giudizio tutto ciò che ha fatto: "A pensarci bene non saprei dire che cosa non rifarei. Rifarei tutto"

Cosa avresti, invece, voluto fare e non ci sei riuscito?

"Una cosa ho il rimpianto di non aver fatto. La cardiochirurgia a Gualdo Tadino".

Sarebbe stato possibile?

"Certamente. Era un progetto possibile da realizzare. Proposi di fare una cardiochirurgia di elezione, che significa fare una cardiochirurgia una volta alla settimana. Avremmo portato qui quello che adesso è il miglior cardiochirurgo europeo, il prof. Calafiore. Sarebbe venuto gratuitamente in consulenza una volta a settimana per vedere i pazienti, tenendo presente che a Gualdo avevamo tutte le condizioni per fare questo tipo di lavoro. A conferma di quanto ti dico, successivamente è nata una cardiochirurgia a Poli, che è un paesino di 1500 abitanti, a 36 Km dall’autostrada, non da una città importante. Eppure c’è una realtà che fa 500 interventi all’anno. Un’altra realtà molto importante che ho visto al nord, è Sondalo dove mi hanno chiamato a fare il coordinatore, il direttore di dipartimento. E’ un paesino di 4000 abitanti che ha una struttura cardiologica, cardiochirurgica, di chirurgia vascolare con 2500 posti letto e 1500 dipendenti. Quindi, evidentemente, anche nelle piccole realtà si possono fare cose importanti".

Perché non ci sei riuscito?

"Non sono stato capito e sono stato ferocemente ostacolato".

Molti ricorderanno le polemiche di una quindicina di anni fa. Il dottor Marcello Pagliacci propose la realizzazione di un ospedale unico Gualdo-Gubbio scatenando un pandemonio politico ed una ribellione di base. Oggi c’è da ammettere che egli era stato più lungimirante di tutti, aveva avuto la capacità di vedere il problema sanità in profondità ed in prospettiva più di chiunque altro. Tanto è vero che oggi c’è quasi una tendenza unanime nel ritenere opportuno questo progetto. Ma siamo ancora in tempo? Ci sono ancora le condizioni?

"Siamo ancora in tempo, ma questo comporterà una volontà determinata che non mi pare di intravedere. E bisogna partire dall’idea che per fare un ospedale nuovo, ammesso e non concesso che si trovi l’accordo, dovranno trascorrere minimo dieci anni. Quando io feci la proposta dell’ospedale unico chiusi il consiglio comunale dicendo-Signori cari, non pensate ad oggi che è il 1984, pensate a che cosa sarà l’ospedale di Gualdo nel 1994, a quali rischi ci saranno e come saremo messi nei confronti delle realtà che sono in evoluzione-. Sono stato, purtroppo, un buon profeta e ti dirò che quella volta la cosa sarebbe stata molto più semplice, molto più facile perché si potevano alienare i beni di Gualdo e di Gubbio e c’era lo Stato che mise a disposizione 51.000 miliardi per l’edilizia ospedaliera. Quindi c’era veramente la possibilità di fare tutto".

Le prospettive dell’ospedale di Gualdo oggi come le vedi?

"Male- risponde Pagliacci. Ed è un -male- quasi sussurrato, quasi pronunciato con un senso di pudore- Le vedo male anche se devo dire che il sindaco si sta muovendo energicamente cercando tutte le strade per salvaguardare ciò che abbiamo. Però la politica sanitaria, e della Regione e dell’Azienda Sanitaria, è quella di fare dell’ospedale di Gualdo un semplice ospedale di comunità come quello di Assisi, Todi, Marsciano, quindi ridimensionando il ruolo del Calai che è stato un gioiello sia in Umbria che in Italia".

Il dottor Pagliacci da diversi mesi è in pensione. Conta di ritirarsi a vita privata o di mettere ancora in campo la sua esperienza e la sua sempre vitale voglia di fare?

"Cerco solo di dare qualche consiglio a Rolando, all’assessore Cappelletti, per quelle che secondo me dovrebbero essere le strategie di movimento in Umbria per quanto riguarda l’ospedale di Gualdo. Cercherò di contribuire a soddisfare quelle che possono essere le esigenze sanitarie o sociali di questa città. Questo dipenderà certamente dalle istituzioni, se vorranno cioè la mia collaborazione, se vorranno spendere due parole con me per confrontarci. Mi piacerebbe riproporre comunque a Gualdo qualche cosa di nuovo, soprattutto adesso che Virgilio Castellani è diventato Presidente degli IRR, in modo di dare un’altra volta un segno importante della vitalità e dell’imprenditorialità di questa città anche nella sanità".

Il suo gioiello, quello che resterà per sempre indissolubilmente legato al suo nome ed alla sua figura, oltre naturalmente a quella dei suoi collaboratori, è il Centro di Recupero dei Cardiopatici. In quale rapporto è attualmente il Pagliacci pensionato con la sua creatura?

"Sono consigliere dell’ANACA, quindi capito spesso per vedere come vanno le cose. Adesso abbiamo un momento difficile perché le scelte economiche ci hanno fortemente penalizzato. I miei colleghi hanno dovuto drasticamente ridurre il numero dei cardiopatici. Questa per Gualdo è una grossa perdita. Si pensi che noi facevamo circa 2000 persone all’anno; adesso mi sembra si stiano attestando intorno alle 600. Stiamo perdendo un patrimonio".

C’è il rischio che anche questo gioiello faccia una finaccia?

"Sì. E’ vero che la quantità a volte va a discapito della qualità ma è anche altrettanto vero che questa quantità era la forza della riabilitazione gualdese che era la più forte in assoluto non solo in Umbria, che non esiste, ma soprattutto nell’Italia centro meridionale. Per questo eravamo conosciuti in tutta Italia".


Pagina iniziale | Edizioni | Sommario