L'Eco del Serrasanta - 19 dicembre 1999
Terremoto
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"Casa mia" terremotata
di Angelo Pucci
A tarda sera me ne torno "a casa". Dopo qualche ora passata al bar con gli amici a discutere di calcio, formula uno e politica, "rincaso". Il vocìo della discussione ha ceduto il passo al silenzio. Spengo la luce dell'atrio, ripongo le chiavi dell'auto nel solito cassetto che, come al solito, s'inceppa. Accendo la luce della cucina, taglio una fetta di pane e vi spalmo la Nutella in barba a tutte le diete. Poi mi sistemo in poltrona per vedere l'ultimo Tg.
"Casa mia ."
La madre di tutte le certezze, al riparo da ogni sorpresa, si trasforma in un batter d'occhio nella madre di tutte le illusioni. Un rombo boato motore di un'auto? . No! Trema sussulta il lampadario balla mentre i scossoni si susseguono per lunghi lungi secondi.
Esperienza vissuta da tutti con esiti vari: casa illesa, casa lesionata, casa distrutta. Ma ciò che accomuna tutti è che "casa" è stata violentata. Non più luogo sicuro, privato, personale, protettivo, ma ora e per tanti giorni ancora luogo pericoloso da evitare quando si può, sempre sul chi va là, orecchie rizzate al minimo rumore di motore di auto !?
Non è più, o lo è molto meno, "casa mia".
Gli inglesi distinguono tra "house", un qualsiasi edificio inteso come struttura, e "home", l'ambiente in cui scorre la parte più personale della nostra vita. I francesi dicono "chez moi" (da me) - "chez toi" - (da te). Vuoi venire "da me"?
Posso venire "da te" domani? Non è come recarsi in un qualsiasi luogo più o meno abituale; è molto di più: significa entrare nella tua sfera, nel tuo ambiente, nella tua vita, nel tuo Io.
L'atrio con il tipico odore di cuoio, legno e zerbino. Il corridoio con, nell'angolo, la scopa dimenticata, il pomello della lendiera delle scale che ogni tanto bisogna riavvitare, i quadri appesi alle pareti che ti hanno visto ridere, piangere e, a volte, crescere, vivere, amare e che ti vedranno invecchiare. Le singole stanze con il loro ordine-disordine, dove tutto è al suo posto anche quando vi regna il caos e quella finestra che non chiude bene perché il legno si è rifatto lo sciaquo del cesso che bisogna aggiustare perché continua a scorrere l'acqua la brina sulla lendiera del terrazzo che luccica al sole mattutino. Luccica così solo sul terrazzo di "casa mia".
Non solo le mura, ma tutto questo, ha distrutto il terremoto. Ricostruzione non vuol dire solo rifare fondamenta, tirare su muri portanti e riparare tetti e pareti.
Ricostruire significa riappropriasi di "casa mia" della mia vita.