L'Eco del Serrasanta - 7 novembre 1999
Terremoto
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Voglia di dimenticare
La gente sente molto di più il desiderio di stare insieme
di Riccardo Serroni
Le sale da pranzo occupate in ogni ordine di posto in una serata come le altre mi inducono a chiedere al ristoratore se sia una eccezione o una costante. E la risposta è sorprendente: "E' così da dopo il terremoto- mi risponde - E' sorprendente, sembra incredibile, eppure è così. La gente esce di più, ha più voglia di stare insieme. Soprattutto abbiamo frequentemente delle numerose comitive".
Voglia di uscire, di ritrovarsi con gli amici e parenti, di trascorrere una serata in allegria senza pensare alle difficoltà della vita...A due anni dal terremoto, a Nocera Umbra e Gualdo Tadino non si attenua uno straordinario fenomeno iniziato poco dopo la crisi sismica. Nelle serate festive e prefestive, e non solo, ristoranti e pizzerie della zona (molti dei quali, che hanno avuto le strutture danneggiate gravemente o distrutte, si sono immediatamente risollevati con prefabbricati funzionali e tranquillizzanti) sono letteralmente presi d'assalto da comitive allegre. Una pizza, una birra, un dolce, quattro chiacchiere scacciapensieri e poi tutti a casa, o nei container: "Pochi giorni fa, a Foligno, in un convegno, abbiamo analizzato le reazioni sociali della gente al fenomeno del terremoto- spiega lo psicologo Gianni Mancini- In effetti durante il sisma la gente si è incontrata di più. Andando a dormire nei grandi tendoni insieme agli altri, ad esempio, ha trovato il modo di superare meglio la paura e lo stress. Un comportamento che nell'uomo è ancestrale. In occasione di fenomeni che incutono terrore come il terremoto, nelle piccole comunità passano in secondo piano quei conflitti e gelosie che potrebbero esserci e si cerca la solidarietà reciproca. Anche gli antropologi ricordano che le tribù primitive si ritrovano in gruppi numerosi per celebrare riti particolari che altro non sono che espedienti per superare le emozioni della paura". Quando ci sentiamo vittime di fenomeni più grandi di noi che non sappiamo dominare, scatterebbe nella società, quindi, una forma di ritribalizzazione. Il fatto, poi, che il gusto di ritrovarsi continui anche a distanza di tempo dall'ultimo terremoto può significare che la gente, una volta riscoperto il piacere dello stare insieme agli altri, vuole continuare a goderne, pur se non c'è più la paura immediata.
C'è poi un altro aspetto che il il dott. Mancini ritiene determinante: "Chi non ha più la casa ed abita nei container sente forte il desiderio di evadere, di respirare in ambienti più grandi".
Un fenomeno, comunque, positivo. Perché è ormai dimostrato scientificamente che, nelle società dove è più stretto il rapporto sociale, la gente vive più a lungo.