L'Eco del Serrasanta - 7 novembre 1999

Scuola


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Una singolare iniziativa didattica

ITINERARIO ALL’INTERNO DELLA CITTA’

Viaggio virtuale nella città medioevale proposto dalla scuola media di Gualdo Tadino


La nostra visita alla città medioevale inizia dalla piazza. Adesso indossiamo il casco che ci consente di vivere la realtà virtuale e vediamo una piazza brulicante di vita. Alle nostre spalle abbiamo l’Abbazia di San Benedetto. Nel mondo medioevale la chiesa e il castello sono i due punti di riferimento della popolazione. Nella chiesa ci si battezza ci si sposa ci si viene a pregare, ci si viene sepolti, è un luogo d’incontro e d’assemblea qui è dove si impara a vivere attraverso la parola dei preti o le immagini dipinte sulle pareti; il suono delle campane della chiesa stabilisce quando si deve lavorare e quando si deve riposare, informa quando un nostro concittadino sta per morire, ed è opportuno interrompere ogni attività e recitare una preghiera per la sua anima, o se bisogna rientrare dai campi perché è scoppiato un incendio.

Ancora fermi sulla piazza, se prestiamo ben attenzione, potremmo anche sentire il canto lento e cantilenato dei monaci benedettini che trascorrono il loro tempo a pregare e lavorare. Alcuni di loro trascrivono a mano libri, altri lavorano nell’orto o nelle numerose proprietà dell’Abbazia che sono molte nella valle, ma anche oltre l’Appennino.

La piazza è ampia. Alla nostra destra abbiamo il palazzo del Podestà con il Cassero, alla nostra sinistra il palazzo del Comune, di fronte, a chiudere, la chiesa di San Francesco. Sul lato Nord, tra l’abside della chiesa di San Francesco e il palazzo del Podestà, si vede un tratto di mura costruito su uno sperone di roccia scosceso, in fondo al quale rotolano i rifiuti prodotti dalle attività della città.

L’abitato, come vedremo, è circondato da robuste mura che si aprono sulla campagna circostante attraverso quattro porte: a Nord-Ovest San Facondino, ad Ovest San Benedetto, a Sud San Martino, ad Est San Donato. Ben 17 sono le torri sopra queste mura, qui gli armigeri vigilano sulla sicurezza dei cittadini. I gualdesi sono orgogliosi delle loro mura, ne curano la manutenzione, addirittura gli omicidi vengono condannati a restaurarne tratti. Ma le mura non bastano a garantire la sicurezza ed ecco che su ogni porta c’è l’effigie di un santo o della Madonna. Chi abita nella città medioevale è molto religioso, basta contare le chiese: oltre quella di San Benedetto e di San Francesco abbiamo dentro le mura cittadine anche la chiesa di Santa Maria di Tadino, San Donato, San Nicolò, Sant’Agostino, Santa Maria dei Raccomandati.

La piazza è il centro della vita amministrativa, luogo d’inconto, di affari, di chiacchiere. La ristrettezza delle case costringe gli abitanti (e gli animali) a stare all’aperto. A sinistra della chiesa c’è lo speziale che pesta sul mortaio erbe e spezie, diffondendo nell’aria un intenso profumo. Più avanti, oltre il palazzo comunale, ha aperto la sua bottega il medico, che si fa sulla porta con il suo bel vestito rosso sgargiante. Se state male diffidate comunque del medico, per diagnosticare le malattie, come tutti i medici del medioevo, tasta solo il polso e guarda in un’ampolla il colore della vostra urina. Molto più efficaci sono invece i rimedi casalinghi che le donne fabbricano in casa, ma purtroppo l’invidia e la gelosia dei medici ha trasformato in illegale la medicina praticata dalle donne e le donne che la esercitano in vere e proprie streghe. A tal proposito va ricordata la storia di Santuccia, una donna di Morano che venne bruciata viva in Perugia.(1)

Abbandoniamo la piazza e, lasciata al nostro fianco la chiesa di san Francesco, procediamo verso Ovest fino ad incontrare la chiesa di Santa Maria dei Raccomandati e la chiesa di San Donato. La prima appartiene ad una Confraternita di laici che si dedica ad opere di bene e alla penitenza. Durante la Settimana Santa i confratelli percorrono le vie della città cantando laudi e percuotendosi con delle fruste. Tra le due chiese l’animazione è grande, molte donne sono affaccendate attorno al pozzo. Le case sono sprovviste di acqua corrente, e le piazze e i vicoli di fontane, il pozzo quindi diventa un altro elemento importante della vita della città medioevale. Sulla parete Sud della chiesa di Santa Maria si apre un vicolo, qui c’è l’osteria: si beve, si gioca a dadi e qualche volta ci si ubriaca, è via della Mattonata, chiamata così appunto perché è una delle poche strade provviste di pavimentazione.

Lo spettacolo non è certo gradevole per chi è abituato a vivere una città moderna: le strade sono sterrate, le fogne non ci sono e gli escrementi vengono buttati per le strade, maiali e galline scorrazzano indisturbati per le vie.

Ritorniamo indietro e scendiamo fino alla porta di San Benedetto. La porta è aperta, i gabellieri controllano il traffico delle merci. Ci affacciamo per alcuni istanti ad osservare la campagna sottostante: giù in basso c’è una zona acquitrinosa attraversata da un fiume, è il Feo che qui assume il nome di Fiume delle Corde, gran parte del terreno è occupato da coltivazioni di canapa per fare cordami e dagli orti; oltre, vediamo fitti boschi di querce. Quell’edificio giù in fondo è l’Ospedale della Carità, fondato dal notaio Diotallevi. Non è un ospedale così come lo concepiamo noi ma è un ricovero per viandanti, poveri, storpi. E di poveri e storpi che chiedono l’elemosina ne avrete notati alcuni già lungo il tragitto che ci ha condotto dalla piazza grande alla porta di San Benedetto. Nel Medioevo diventare poveri o storpi è molto facile, basta un cattivo raccolto o una semplice frattura di un braccio o di una gamba per metterti sul lastrico.

Ritorniamo dentro le mura e percorriamo tutta una serie di vicoli fino ad arrivare alla Rocca Flea. I vicoli pullulano di vita e gran parte delle attività si svolgono all’aperto. Lungo il percorso incontreremo i battilana, gli scarminatori, i tintori, i conciapelle e i calzolai, i fabbri-ferrai, i sarti, i bastari, i locandieri e gli osti, i macellai e i beccai, i pizzicagnoli e i merciai, falegnami, muratori e scalpellini, barbieri, orefici e i vasari. Oltre le mura ci sono i fornaciai che provvedono a rifornire la città di laterizie (2), oltre la porta di San Benedetto, in via delle Conce, i conciapelle.

Quando vi muovete dentro la città, se non volete incorrere nei guai, dovete rispettare gli statuti che il popolo gualdese si è dato. Per esempio per i giovani che di notte vanno in giro per la città cantando canzoni oscene, è prevista una multa . State attenti a non lanciare ingiurie, quelle del tipo: "puttana", "puzzolente", bestia", …sono soggette a multa, come viene multato chi lancia della neve nelle piazze e nelle vie della città o chi cattura ed uccide i gatti. Non vi conviene poi tentar di mostrare agli amici la vostra abilità di taccheggiatori, per tale reato è prevista la fustigazione e la forca. E se qualche vostro amico vi volesse coprire ed è disposto a mentire e giurare il falso, per lui è previsto il taglio della lingua. (3)

Prendiamo per via della Canale che dà il nome all’intero quartiere. Sotto questa via ci sono le mura cittadine con le torri e sul colle opposto si vede la chiesa di San Rocco, posta a protezione della città. Dovete sapere che San Rocco ha il potere di proteggere dalla peste, e in una città medioevale questo tipo di malattia è molto diffusa.

Il vicolo procede parallelo a via Le Mura fino al rione La Pisciarella, la parte della città costruita nel punto più basso del Colle Sant’Angelo. …. Lungo il tragitto imbocchiamo via Del Lupo, un breve e stretto vicolo con una serie di archi rampanti, torniamo quindi indietro su via La Canale ed arriveremo alla chiesa di Santa Maria di Tadino, edificata tra la porta di San Martino ed un arco che apre un passaggio tra la serie continua delle case e che consente l’accesso alla piazza principale. Noi proseguiamo per via Bonfigli fino ad incontrare, sulla sinistra, via Del Curiale, dove appunto abita il Curiale, un personaggio inviso ai nostri genitori perché ha il compito di riscuotere le tasse e l’insulto meno offensivo che gli rivolgono è quello di ladro. Imbocchiamo sulla destra via del Molino fino ad arrivare alla strada che collega la piazza con porta San Donato. Torniamo alcuni metri indietro verso la piazza ed imbocchiamo, a destra, via dell’Arco, poi via del Tintore e saliamo fino ad arrivare al rione Il Reggiaro. Una sosta lungo via del Tintore è estremamente interessante per noi che siamo abituati ai miracoli della chimica e della tecnologia: qui invece vedremo stoffe tinte con prodotti naturali, quel rosso lì ad esempio è la cocciniglia, ottenuto pestando nel mortaio una miriade d’insetti! In fondo alla via c’è il vasaio, un vero e proprio alchimista, capace di ottenere dal fumo delle ginestre l’oro e il rubino. Eccoci al Reggiaro, davanti a noi abbiamo la Rocca Flea. Qui dentro un bel gruppo di uomini armati vigila sull’incolumità della città Dal punto in cui siamo possiamo notare la possente struttura e il ponte levatoio.

Avrete notato lungo il percorso che le strade non sono mai dritte, la tortuosità del vicolo ripara dal vento di tramontana, ne spezza l’impeto e nelle giornate assolate crea delle zone d’ombra. La vera bottega artigiana è il vicolo, questo è luogo di produzione e di socializzazione.

Spesso accanto alle case e alle botteghe avrete visto dei banchetti di pietra dove la gente si siede a scambiarsi opinioni e battute, gli anelli di ferro infissi alle pareti delle costruzioni od altri elementi in pietra o in legno sporgenti dalle case servono ad appendere le mercanzie oppure a stendere delle tende.

Abbiamo detto che la vita si svolge all’aperto nel vicolo anche perché le case non sono per nulla accoglienti, ci sono in sostanza due stanzoni: la cucina e la camera da letto, unica per tutti i componenti della famiglia.

A sinistra della strada che conduce alla porta d’ingresso del castello scende un vicolo: via del Ghetto. Qui vivono gli Ebrei, separati dal resto degli abitanti della città, perché guardati con diffidenza e ritenuti capaci di ogni nefandezza. Siamo entrati nel rione de La Capezza. Scendendo per via Nucci troviamo di fronte a noi il palazzetto della mercatura, che funziona come una vera e propria banca moderna, e accanto piazza Delle Erbe.

Siamo arrivati alla piazza Delle Erbe, che si apre accanto alla porta San Facondino. Questo è il luogo più vivo della città. Ogni giorno vi confluiscono dalla campagna innumerevoli venditori, qui è un tripudio di colori odori, rumori. Come ogni città medioevale anche Gualdo ha piazze separate a seconda della funzione socio-economica: c’è la piazza dove si svolgono le funzioni religiose e dove viene gestita la vita politica e la piazza del mercato.

Finisce a questo punto il nostro viaggio attraverso il tempo, torniamo ad indossare i nostri panni abituali, consapevoli, dopo quello che abbiamo visto e sentito, che forse siamo un po’ più fortunati dei nostri antenati.


Classe II B (Bowhay P. C., Cambiotti M., Cellerani L., Chiavini D., Ferati E., Ficarelli K., Gazzella M., Giacometti V., Gubbiotti G., Martini S., MatarazziC., Natalini M., Pandolfi R., Panfili V., Piccini M., Rinaldini S., Rondoni D., Sorbelli S., Stazi E., Talamelli G., Tozzi L., Viola L., Zeni R.)

Sono stati utilizzati testi di V. Anderlini, C. Frugoni, Baffi - Beni, Ercolani – Loscalzo.

Gli strumenti per rappresentare la realtà virtuale sono stati forniti da Mauro Mancini


(1) Da Anderlini: "Fu menata a cavallo in un asino, con la faccia volta verso la groppa e con la metria in testa ..."

(2) Vedi gli Statuti delle Corporazioni artigiane in "Rinascimento gualdese" di Ercolani-Loscalzo

(3) Dagli Statuti Cittadini riportati nel libro di ercolani e Loscalzo.


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